lunedì, febbraio 19, 2007

Cari amici, vi scrivo

Ad inizio 2006 mi sono voluto cimentare nel ruolo del previsionista, seminando argute indicazioni sui trend che immaginavo per il 2006. Ora proverò a fare quello che i previsionisti normalmente non fanno: ovvero il consuntivista.

  1. Il “social web” o Web 2.0: previsione azzeccata in pieno, basta vedere il successo di My Space, o le polemiche che hanno portato alla ribalta You Tube.
  2. Web Semantico: come immaginavo, è una tecnologia ancora in brodo di cultura. Tuttavia sentire un illustre intellettuale come Tullio De Mauro parlare di web semantico in un convegno organizzato dalla Fondazione IBM, con presenza di esponenti del Governo, e la crema dei ricercatori italiani del settore (settore in cui veramente siamo la crema anche a livello mondiale).... mi fa capire che il brodo è in avanzata cottura.
  3. Il “nuovo PC”, non è uscito, o forse si? Xbox, PS2, iPhone... facciamo finta di niente?
  4. XML: ci credo sempre di più. Non solo è uscito il primo standard di rappresentazione dei documenti (l'Open Document Format), che è il primo standard ufficialmente adottato non solo dalla suite di office a cui fa riferimento (l'Open Office), ma anche da altre suite (quelle sviluppate in ambiente Gnome e KDE). Ma lo stesso “gigante di Redmond” ha adottato il il “suo” Office un formato standard basato su XML, e lo ha anche reso pubblico, in modo che – potenzialmente – chiunque può produrre applicazioni che leggono e scrivono tale formato.


Il numero di standard (o vocabolari) basati su XML si estende. L'ultima esperienza che sto facendo è su HR-XML, un vocabolario per strutturare tutte le informazioni che ruotano intorno alla gestione delle risorse umane: sulla base di questo vocabolario sto provando a strutturare un sistema di gestione delle risorse che non sia basato su un'applicazione, ma su un vocabolario espresso in documenti (file di testo XML). Tali documenti verranno trasformati e resi disponibili nelle altre applicazioni che ruotano intorno a quest'area gestionale (naturalmente con strumenti open source).

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martedì, dicembre 05, 2006

Scatta!

Non posso mancare di sottolineare un evento di quelli che "fanno storia", riportato in questo articolo. La Reuters, che è sinonimo di giornalismo "tradizionale" e Yahoo!, uno dei player "nuovi" del mondo dell'informazione, stanno lanciando un nuovo servizio giornalistico basato su foto riprese da privati cittadini.
L'iniziativa non aggiunge molto di nuovo in sé, in quanto e' ormai consolidata la pratica di pubblicare foto "private" su internet tramite i vari servizi come Flickr e co. L'elemento di innovazione è l'inserimento di tali contenuti all'interno di una linea professionale di produzione giornalistica, quindi il riconoscimento che l'immagine "comunque e subito" è vista come più importante dell'"immagine professionale".
Forse i fotoreporter sono destinati a tempi duri, come è successo per le macchine fotografiche a pellicola?

martedì, marzo 14, 2006

Agilità

Voglio solo segnalare un piacevole articolo sull'agilità.

Il temrine Agile è abbastanza in voga nello sviluppo software, indicando quelle metodologie che privilegiano la comunicazione, l'immediatezza, al sovraccarico di documentazione e formalismi.

Si tratta di metodologie charming, perché danno sicuramente più enfasi all'individuo; nell'articolo viene spiegato come questa filosofia può applicarsi anche ad altri contesti, ad esempio la scrittura di libri di argomento tecnico.

Personalmente mi sento istintivamente favorevole alle metodologie agili, ma dobbiamo tener presente un fatto: la produzione di software richiede un articolato bagaglio di conoscenze che solo in piccola parte vengono "travasate" nel codice sorgente che si sviluppa. La filosofia dell' extreme programming (la metodologia agile più nota) tende invece a privilegiare proprio il codice sorgente - l'artefatto principale del lavoro di sviluppo - come "contenitore" della documentazione.
Credo che questo approccio comporti il rischio che la conoscenza sul software sviluppato rimanga in pratica nella testa degli sviluppatori, e non effettivamente ricavabile dal codice e dalla (poca) documentazione a contorno. In questo modo, il software non è proprietà dell'azienda che ne ha promosso lo sviluppo, ma tende a rimanere proprietà del team di sviluppo: questo non è corretto per una sana governance del servizio IT.

Per me è quindi sicuramente valida l'idea (soprattutto nel caso di sviluppo in house) di ridurre al minimo la "documentazione", ma è necessario controllarne la qualità, esattamente come si controlla la qualità del software. Un test della documentazione, si può ad esempio effettuare verificando se risponde a determinate "domande":
  • per quale motivo sono state prese certe scelte di implementazione?
  • Con chi e quando sono state condivise queste scelte?
  • Perché i dati vengono elaborati in un certo modo?
  • Da dove arrivano i dati elaborati dal programma? Quando? Come?
  • ecc..

Molto spesso vedo della documentazione che "trascrive" quello che il programma fa, oppure guide utente che dicono: "Nel campo Codice cliente si deve inserire il codice del cliente"; questa è senz'altro documentazione inutile, se a qualcuno servisse veramente, vuol dire che è così stupido che è meglio tenerlo lontano dal sistema!

martedì, gennaio 24, 2006

Che anno sarà?

Difficile sottrarsi alla curiosità di indagare su quello che può emergere nel mercato della tecnologia durante i prossimi mesi, e difficile anche non essere “superato” dai fatti.
Il fenomeno che vedo contraddistinto da una crescita più impetuosa è quello del “social web” o del web2 come altri lo chiamano. E' un'area nella fase giovanile, di definizione dei paradigmi e delle tecnologie, ma si basa – nella mia sintesi – su due fattori:

a) il ruolo dell'uomo, come agente intelligente di associazione delle informazioni;

b) l'uso di tecnologie basate sull'interpretazione del linguaggio naturale, o comunque sull'interpretazione di contenuti non strutturati.

Prendiamo il caso di del.icio.us , un sistema che consente di tenere i miei segnalibri (bookmark) su internet, etichettandoli con parole chiave. Oltre all'indubbia comodità di averli sempre a portata di mano anche se cambio sede, PC, ecc., l'altra caratteristica è quella della condivisione. Posso vedere che uno dei miei bookmark è stato archiviato anche da altre 5 persone; posso allora vedere quali sono i bookmark degli altri cinque, partendo dall'assunto che è probabile che nella loro collezione trovi dei bookmark attinenti all'argomento. Il risultato è la possibilità di “scoprire” degli argomenti correlati, che non avrei mai trovato perché la mia ricerca usava termini diversi, o procedeva su altri percorsi. Provare per credere!
Il blog di TechCrunch vi permette di sapere tutto sul tema!.

Su un versante per certi versi opposto ci sono i possibili sviluppi del web semantico, quell'insieme di standard e tecniche che cercano di “inserire un significato” nei contenuti del web che sia automaticamente riconoscibile ed elaborabile da altri programmi. Il lavoro è in corso da tempo, e molti degli sviluppi sono basati sulla tecnologia XML; i risultati sono linguaggi come OWL – per la codifica di ontologie – oppure lo standard XBRL per la codifica di informazioni finanziarie, per citare solo due degli esempi che ho studiato più a fondo.
Su questo secondo fronte non c'è ancora il “boom”, né probabilmente ci sarà ancora nel 2006, ma il brodo di cultura è ricco e caldo, le prospettive interessanti, e chi segue il mio sito troverà delle applicazioni pratiche nel corso dell'anno.

Infine una sensazione: i tempi sono maturi perché esca sul mercato il “nuovo PC”, ovvero qualche cosa che rivoluzioni il mondo dell'informatica così come il PC ha fatto a suo tempo.....

giovedì, novembre 10, 2005

Un'esperienza di integrazione con XML

Quando sostengo che l'uso di formati standard consente alle aziende di "mantenere il possesso" dei propri dati, senza seppellirli all'interno delle applicazioni, intendo anche cose molto pratiche ed immediate.

In azienda abbiamo una intranet, al cui interno gira un prodotto per la gestione dei "problemi" legati ad alcune applicazioni software. Il prodotto consente di gestire il normale ciclo di vita della segnalazione da parte dell'utente, verifica, inoltro alla software house, ritorni, regression test, ecc.

L'interfaccia utente è web based.

Recentemente, l'Organizzazione doveva consolidare i problemi in essere sul software in diverse aree aziendali, ed ha predisposto un "classico" foglio Excel per la raccolta dei dati. Gli utenti del servizio che usa la intranet per la gestione dei problemi si trovavano quindi davanti la non piacevole necessità di dover "ricopiare" tutte le informazioni sul foglio Excel di loro competenza.

Le ultime versioni di Excel consentono di leggere e scrivere i forli in formato XML, secondo uno schema disegnato da Microsoft; questo mi ha fatto venire l'idea di una semplice integrazione.

Abbiamo preso il foglio "vuoto" in formato XML, e creato - nel Content Management System che gestisce la intranet - un "template" di pagina web con un semplice copia/incolla.

A questo punto abbiamo raffinato il template, con un'istruzione per produrre una "Row" per ogni problema in archivio, e le istruzioni per caricare i campi del "documento/problema" nelle opportune colonne.

A questo punto, richiamando il template dalla intranet, si ottiene in uscita un foglio Excel, nel preciso formato che aveva chiesto l'Organizzazione , con tutti i dati aggiornati delle segnalazioni.

Il tempo per realizzare il tutto è stato inferiore alle due ore (la intranet è realizzata con Plone).

L'integrazione è stata possibile e facile (malgrado si trattasse di due prodotti software del tutto indipendenti e "non integrati") proprio grazie alla possibilità di usare XML come lingua di integrazione fra le applicazioni. Se fosse stato necessario scrivere nel formato "standard" di Excel, il lavoro sarebbe stato proibitivo; scrivere invece in un formato "testo" da importare poi in Excel, avrebbe fatto perdere la formattazione richiesta per il foglio, richiedendo quindi macro per risistemarlo, oppure un lavoro manuale.

mercoledì, ottobre 26, 2005

Sviluppi sull'XML

Mondo Digitale

Voglio segnalare un interessante articolo, disponibile online, sugli strumenti di query disponibili per documenti XML .

Mi viene confermata la convinzione che l'XML sia una strategia perseguibile da un'azienda per riappropriarsi in qualche modo dei dati "di base", svincolandosi dalla dipendenza da una specifica piattaforma applicativa, che può continuare a fare il suo mestiere principale, che è quello di "gestire" i dati e le transazioni aziendali.



martedì, ottobre 25, 2005

Flock, prime impressioni

Uso la developer preview da qualche giorno, su Linux e su Windows.

Appare stabile, malgrado i numerosi "warnings" presenti sul sito, non ho avuto problemi ad integrarmi con i bookmarks di del.icio.us e con blogger.com. Questa nota è stata composta con Flock.

Non mi sembra rivoluzionario, anche se integra diversi tools in modo interessante. Una delle idee migliori è quella del "drag-n-drop" che permette di crearsi dei blocchi di appunti o di bloggare foto ed altro materiale, in modo molto intuitivo.

sabato, ottobre 22, 2005

Flock!

E' arrivato Flock, il nuovo browser web orientato alla navigazione "sociale", secondo la filosofia Web2.

E' un browser open source, basato sul codice di Firefox, e questo - di per se - è un altro aspetto interessante e peculiare del mondo open.

Questo p ost è stato composto con Flock.... a presto

venerdì, settembre 30, 2005

Il Web 2 è arrivato

Non posso fare a meno di citare il fenomeno qui, anche se è un topic abbastanza "inflazionato".

Il Web 2 indica tutta quella serie di prodotti, iniziative, ecc. che hanno il web come base, e cercano di costruirci sopra nuovi strumenti, soprattutto legati al servizio di community dinamiche di utenti.


Se andiamo un po' indietro nel tempo, il Web è nato come strumento per "documentare" una vastissima serie di fenomeni che ne erano al di fuori, quindi come una gigantesca enciclopedia che descriveva il mondo "reale".

Poi è nato il fenomeno del "web sociale", ovvero di quei gruppi di utenti che si riconoscevano e si scambiavano messaggi, informazioni "tramite" il web. Questo ha fatto si che molti di noi si costituissero col tempo una "presenza", una propria individualità sul web; questa presenza è fatta dai siti che visitiamo o pubblichiamo, dai newsgroup o dalle chat in cui partecipiamo. Non entro negli aspetti etologici di qusto fenomeno, voglio solo sottolineare che - per molti navigatori - si è costituito una sorta di "web personale". L'apoteosi sono stati i blog, come questo, arrivati a costituire una forma di comunicazione che affianca (o forse sovverte) alcune regole tradizionali del giornalismo e della comunicazione, anche la comunicazione di impresa.

Dopo questo pistolotto introduttivo, posso ora descrivere il Web 2, che interpreta questo fenomeno, creando degli strumenti che siano al servizio di questo fenomeno. si tratta di:
  • portali in cui l'utente può "decidere" il contenuto della sua home page;
  • portali in cui condividere i propri link, etichettandoli;
  • portali al servizio della "rete" di relazioni di una persona;
  • strumenti di comunicazione integrata fra posta, istant messaging, voce e video;
  • integrazione di informazioni geo/territoriali;
  • portali per costruire strumenti di ricerca individualizzati.
Fra quelli più interessanti che sto seguendo (ma la lista aumenta ogni giorno), posso citare Searchfox, del.icio.us, My Web 2.0 di Yahoo, Netvibes, rollyo.

Il valore che danno all'utente è quello di poter costituire dei "filtri" sui contenuti per isolare proprio quelli che interessano, delle "mesh" che integrano insieme contenuti con provenienze diverse, facilitare il formarsi di community "naturali", fra utenti che condividono le stesse aree di interesse.

Qual'è il modello di business di questa nuova "ondata" di sviluppo sul web? Sicuramente la possibilità di avere una collocazione in uno spazio che è privilegiato dall'utente del web, e quindi poter dare più valore all'advertisement su internet. Poi, spostare su internet il business della comunicazione, sottraendolo alle telecom...

La "voce" di questo fenomeno? Sicuramente Tech Crunch!

si vedrà

mercoledì, settembre 21, 2005

Ma perché diavolo installo Linux?

Nei giorni scorsi ho cambiato il disco al mio portatile e,
inebriato dalla disponibilità di tanti gigabyte “freschi”,
mi sono posto il problema di cosa installarci sopra. Orbene, la
scelta di windows (XP) è d'obbligo, soprattutto per l'uso
aziendale, ma il vero interesse era nel poter finalmente installare
una distribuzione di Linux senza dovermi comprimere in 1 o 2 GB che
avevo liberi precedentemente.


Btw ho scelto ubuntu, ma non
importa questo, piuttosto mi sono chiesto:ma perché? Quali
sono le motivazioni “vere” per cui tendo a privilegiare
la piattaforma Linux per il mio lavoro quotidiano?


Molte risposte


Le risposte sono molte: la piattaforma offre maggior “controllo”
sulla configurazione, generalmente è più sicura....
Basta girare per i forum, siti, ecc per trovare moltissimi argomenti
in proposito.


Ma, analizzando queste risposte, non mi sento soddisfatto....


Analizziamo i fatti


Cerco allora di “calarmi nel contesto”, come si dice:




    1. l'efficenza è comparabile: il mio portatile è
      un modello piuttosto vecchio, con un processore a 700 Mhz, eppure
      tutti e due i sistemi operativi offrono prestazioni paragonabili ed
      assolutamente soddisfacenti. NON E' UN MOTIVO


    2. Licenze: non ho – in teoria – questo tipo di
      problema; essendo un utente aziendale, ho tutta la dotazione
      software che serve su Windows, con regolare licenza. Molti dei
      prodotti che adotto sono con licenza d'uso libera (GPL o altro), ma
      sono disponibili anche su Windows. NON E' UN MOTIVO


    3. Standard aziendali: lo standard è Windows, per cui ho
      più problemi (almeno teoricamente) ad usare Linux. NON E' UN
      MOTIVO


    4. Sicurezza: tengo un livello di sicurezza abbastanza alto
      sotto Windows, patch, antivirus, antispyware sono aggiornati
      quotidianamente, credo che il livello di sicurezza sia comparabile.
      NON E' UN MOTIVO




Maledizione, non ho ancora trovato un motivo, ma intanto vi
racconto qualcosa.


Facilità di installazione


Generalmente Windows si installa “da solo”: si mette
il CD, qualche rispostina, e va tutto liscio come l'olio. Idem per
Office e gli altri programmi: in genere si confermano i default, e va
tutto.


Linux era tradizionalmente più ostico: parametri, kernel,
settaggi specifici per l'hardware.


Invece devo dire che (complice probabilmente la modernità
della distribuzione scelta e la relativa vetustà
dell'hardware) anche ubuntu è andato liscio come l'olio,
facendo praticamente tutto da solo.


I dolori sono arrivati nel post-installazione: Windows vuole un
codice di attivazione, che si
può ottenere via internet, ma – ahimé – il
numero di serie che gli ho passato non andava bene per qualche
motivo, per cui ho dovuto chiamare il call center: lunga sequenza di
operazioni al telefono, digitando una sequenza infinita di numeri che
il mio PC mi proponeva... alla fine la voce metallica mi dice che
devo parlare con un operatore... un po' di attesa, poi un altro
messaggio: “spiacenti, il sistema è in manutenzione,
provi più tardi, grazie per aver chiamato Microsoft”.


Ci ho riprovato al pomeriggio, altra
sequenza infinita di numeri, poi l'operatore mi ha dato (finalmente)
un'altra sequenza infinita di numeri da digitare, ed infine il mio
Windows si “è attivato”, facendomi sentire un po'
meno “illegale”. Naturalmente l'operatore – pur nel
rispetto del mio anonimato – mi ha chiesto perché
chiedevo il codice, se ero sicuro che non stavo installando Windows
su due PC, ecc.


Poi sono passato ad installare Office:
il CD aveva un problema (probabilmente era vecchiotto e graffiato), e
l'installazione si è interrotta. Beh, non è un
problema, annullo l'installazione e chiedo al CED un CD buono. Tutto
semplice, peccato che l'”annullamento aveva creato danni
irreparabili nel “registry” (l'oggetto misterioso dove
Windows tiene la maggior parte dei suoi moltissimi parametri di
configurazione), per cui il programma di installazione non funzionava
più.


Non c'è stato verso di uscirne
fuori: ho dovuto reinstallare Windows, altra telefonata, altre serie
infinite di codici e domande in tono sospettoso. Alla fine ho
incrociato le dita, messo su il CD di Office e – beh era
prevedibile – è andato tutto liscio.


Installo altri programmi che mi
servono, e finalmente, rilassato, inizio a scrivere un memo. GUAI!
Dopo pochi secondi mi compare una finestra minacciosa, che mi avvisa
che ANCHE Office deve essere attivato, se no, dopo qualche
operazione, non funzionerà PIU'. Altre telefonate, ecc., vi
risparmio il giro. Comunque – per sicurezza – ho
installato Open Office, che funziona benissimo ed almeno non mi manda
messaggi minacciosi.


Il
risultato?
Sono riuscito ad “operare”
su Windows dopo circa 12 ore, su Linux? Due ore (compresa
l'installazione del software “aggiuntivo” ch mi serviva).


Sicuramente Microsoft ha tutti i
sacrosanti diritti di difendersi dalla pirateria, ma sicuramente mi
ha fatto pagare un “prezzo” eccessivo. Questo E' UN
MOTIVO.


Allora?


Scavando ancora nelle motivazioni, cosa trovo?




    1. Varietà. Non so voi, ma io ho la sensazione che
      Windows sia un sistema “ingabbiato”. L'offerta è
      assolutamente monolitica e l'evoluzione della piattaforma avviene
      con logiche e tempi puramente commerciali. Su Linux posso scegliere
      fra tante distribuzioni, scegliere fra vari ambienti desktop
      (esempio GNOME e KDE e tanti altri nuovi), e – per ogni
      funzione – sicuramente trovo diversi programmi che me la
      eseguono. Il tutto è dispersivo, ma da all'utente la
      sensazione (ed anche la possibilità reale) di personalizzare
      l'ambente di lavoro sulle sue esigenze; e per personalizzare non
      intendo scegliere lo sfondo o i caratteri, dico proprio
      PERSONALIZZARE.


    2. Velocità. E' vero che in azienda non ho problemi ad
      acquistare un software che mi serve, ma è anche vero che si
      tratta comunque di una spesa che devo far autorizzare e di cui sono
      “responsabile”: se il software non fornisce i risultati
      che mi attendevo, i soldi sono buttati. Su Linux cerco, scarico, ed
      in 10 minuti sto provando il nuovo software; se non va, lo
      cancello. Ed il tempo è denaro (in aggiunta a quello
      risparmiato con le licenze).


    3. La community. E' inutile dirlo, per Linux è
      vastissima, pure troppo. Fra newsgroups, FAQ, canali IRC, siti web,
      c'è l'imbarazzo della scelta: basta un po' di pazienza e
      trovo SEMPRE qualcuno che ha avuto il mio stesso problema e l'ha
      risolto. Anche Microsoft ha reso il suo sito sempre più
      completo sul fronte della documentazione, e ci sono molti siti
      paralleli che offrono risposte, ma ancora non c'è paragone.


    4. Nostalgia. E questa che c'entra? Beh, io all'Università
      ho studiato su Unix, ci ho fatto la tesi, e su Linux ho ritrovato
      gli stessi comandi, la stessa filosofia di sistema... nostalgia,
      si.


    5. Libertà e controllo. comunque è un fattore
      importante; su Linux, basta dotarsi di un po' di pazienza, e si
      riesce a capire esattamente COSA succede e PERCHE' nel proprio
      sistema, ed è anche possibile intervenire liberamente. Su
      Windows è .... leggermente .... più difficile. Se si
      usa come una potente macchina da scrivere, questo on è un
      problema, per chi fa qualcosa di un po' più “variegato”
      potrebbe diventarlo. E poi, quello che si riesce a fare con le
      piccole “file utilities” di Linux come sed, grep, wc,
      awk, tail, ecc. è spettacolare!




Alla fine


Non pretendo di dare lezioni, ho solo svolto qualche
considerazione da “utente indipendente”. Certo che se si
proietta questo nell'ottica aziendale di chi deve mantenere un parco
PC le cose cambiano. Ma è un altro discorso, che mi riservo di
riprendere in futuro.