venerdì, settembre 30, 2005

Il Web 2 è arrivato

Non posso fare a meno di citare il fenomeno qui, anche se è un topic abbastanza "inflazionato".

Il Web 2 indica tutta quella serie di prodotti, iniziative, ecc. che hanno il web come base, e cercano di costruirci sopra nuovi strumenti, soprattutto legati al servizio di community dinamiche di utenti.


Se andiamo un po' indietro nel tempo, il Web è nato come strumento per "documentare" una vastissima serie di fenomeni che ne erano al di fuori, quindi come una gigantesca enciclopedia che descriveva il mondo "reale".

Poi è nato il fenomeno del "web sociale", ovvero di quei gruppi di utenti che si riconoscevano e si scambiavano messaggi, informazioni "tramite" il web. Questo ha fatto si che molti di noi si costituissero col tempo una "presenza", una propria individualità sul web; questa presenza è fatta dai siti che visitiamo o pubblichiamo, dai newsgroup o dalle chat in cui partecipiamo. Non entro negli aspetti etologici di qusto fenomeno, voglio solo sottolineare che - per molti navigatori - si è costituito una sorta di "web personale". L'apoteosi sono stati i blog, come questo, arrivati a costituire una forma di comunicazione che affianca (o forse sovverte) alcune regole tradizionali del giornalismo e della comunicazione, anche la comunicazione di impresa.

Dopo questo pistolotto introduttivo, posso ora descrivere il Web 2, che interpreta questo fenomeno, creando degli strumenti che siano al servizio di questo fenomeno. si tratta di:
  • portali in cui l'utente può "decidere" il contenuto della sua home page;
  • portali in cui condividere i propri link, etichettandoli;
  • portali al servizio della "rete" di relazioni di una persona;
  • strumenti di comunicazione integrata fra posta, istant messaging, voce e video;
  • integrazione di informazioni geo/territoriali;
  • portali per costruire strumenti di ricerca individualizzati.
Fra quelli più interessanti che sto seguendo (ma la lista aumenta ogni giorno), posso citare Searchfox, del.icio.us, My Web 2.0 di Yahoo, Netvibes, rollyo.

Il valore che danno all'utente è quello di poter costituire dei "filtri" sui contenuti per isolare proprio quelli che interessano, delle "mesh" che integrano insieme contenuti con provenienze diverse, facilitare il formarsi di community "naturali", fra utenti che condividono le stesse aree di interesse.

Qual'è il modello di business di questa nuova "ondata" di sviluppo sul web? Sicuramente la possibilità di avere una collocazione in uno spazio che è privilegiato dall'utente del web, e quindi poter dare più valore all'advertisement su internet. Poi, spostare su internet il business della comunicazione, sottraendolo alle telecom...

La "voce" di questo fenomeno? Sicuramente Tech Crunch!

si vedrà

mercoledì, settembre 21, 2005

Ma perché diavolo installo Linux?

Nei giorni scorsi ho cambiato il disco al mio portatile e,
inebriato dalla disponibilità di tanti gigabyte “freschi”,
mi sono posto il problema di cosa installarci sopra. Orbene, la
scelta di windows (XP) è d'obbligo, soprattutto per l'uso
aziendale, ma il vero interesse era nel poter finalmente installare
una distribuzione di Linux senza dovermi comprimere in 1 o 2 GB che
avevo liberi precedentemente.


Btw ho scelto ubuntu, ma non
importa questo, piuttosto mi sono chiesto:ma perché? Quali
sono le motivazioni “vere” per cui tendo a privilegiare
la piattaforma Linux per il mio lavoro quotidiano?


Molte risposte


Le risposte sono molte: la piattaforma offre maggior “controllo”
sulla configurazione, generalmente è più sicura....
Basta girare per i forum, siti, ecc per trovare moltissimi argomenti
in proposito.


Ma, analizzando queste risposte, non mi sento soddisfatto....


Analizziamo i fatti


Cerco allora di “calarmi nel contesto”, come si dice:




    1. l'efficenza è comparabile: il mio portatile è
      un modello piuttosto vecchio, con un processore a 700 Mhz, eppure
      tutti e due i sistemi operativi offrono prestazioni paragonabili ed
      assolutamente soddisfacenti. NON E' UN MOTIVO


    2. Licenze: non ho – in teoria – questo tipo di
      problema; essendo un utente aziendale, ho tutta la dotazione
      software che serve su Windows, con regolare licenza. Molti dei
      prodotti che adotto sono con licenza d'uso libera (GPL o altro), ma
      sono disponibili anche su Windows. NON E' UN MOTIVO


    3. Standard aziendali: lo standard è Windows, per cui ho
      più problemi (almeno teoricamente) ad usare Linux. NON E' UN
      MOTIVO


    4. Sicurezza: tengo un livello di sicurezza abbastanza alto
      sotto Windows, patch, antivirus, antispyware sono aggiornati
      quotidianamente, credo che il livello di sicurezza sia comparabile.
      NON E' UN MOTIVO




Maledizione, non ho ancora trovato un motivo, ma intanto vi
racconto qualcosa.


Facilità di installazione


Generalmente Windows si installa “da solo”: si mette
il CD, qualche rispostina, e va tutto liscio come l'olio. Idem per
Office e gli altri programmi: in genere si confermano i default, e va
tutto.


Linux era tradizionalmente più ostico: parametri, kernel,
settaggi specifici per l'hardware.


Invece devo dire che (complice probabilmente la modernità
della distribuzione scelta e la relativa vetustà
dell'hardware) anche ubuntu è andato liscio come l'olio,
facendo praticamente tutto da solo.


I dolori sono arrivati nel post-installazione: Windows vuole un
codice di attivazione, che si
può ottenere via internet, ma – ahimé – il
numero di serie che gli ho passato non andava bene per qualche
motivo, per cui ho dovuto chiamare il call center: lunga sequenza di
operazioni al telefono, digitando una sequenza infinita di numeri che
il mio PC mi proponeva... alla fine la voce metallica mi dice che
devo parlare con un operatore... un po' di attesa, poi un altro
messaggio: “spiacenti, il sistema è in manutenzione,
provi più tardi, grazie per aver chiamato Microsoft”.


Ci ho riprovato al pomeriggio, altra
sequenza infinita di numeri, poi l'operatore mi ha dato (finalmente)
un'altra sequenza infinita di numeri da digitare, ed infine il mio
Windows si “è attivato”, facendomi sentire un po'
meno “illegale”. Naturalmente l'operatore – pur nel
rispetto del mio anonimato – mi ha chiesto perché
chiedevo il codice, se ero sicuro che non stavo installando Windows
su due PC, ecc.


Poi sono passato ad installare Office:
il CD aveva un problema (probabilmente era vecchiotto e graffiato), e
l'installazione si è interrotta. Beh, non è un
problema, annullo l'installazione e chiedo al CED un CD buono. Tutto
semplice, peccato che l'”annullamento aveva creato danni
irreparabili nel “registry” (l'oggetto misterioso dove
Windows tiene la maggior parte dei suoi moltissimi parametri di
configurazione), per cui il programma di installazione non funzionava
più.


Non c'è stato verso di uscirne
fuori: ho dovuto reinstallare Windows, altra telefonata, altre serie
infinite di codici e domande in tono sospettoso. Alla fine ho
incrociato le dita, messo su il CD di Office e – beh era
prevedibile – è andato tutto liscio.


Installo altri programmi che mi
servono, e finalmente, rilassato, inizio a scrivere un memo. GUAI!
Dopo pochi secondi mi compare una finestra minacciosa, che mi avvisa
che ANCHE Office deve essere attivato, se no, dopo qualche
operazione, non funzionerà PIU'. Altre telefonate, ecc., vi
risparmio il giro. Comunque – per sicurezza – ho
installato Open Office, che funziona benissimo ed almeno non mi manda
messaggi minacciosi.


Il
risultato?
Sono riuscito ad “operare”
su Windows dopo circa 12 ore, su Linux? Due ore (compresa
l'installazione del software “aggiuntivo” ch mi serviva).


Sicuramente Microsoft ha tutti i
sacrosanti diritti di difendersi dalla pirateria, ma sicuramente mi
ha fatto pagare un “prezzo” eccessivo. Questo E' UN
MOTIVO.


Allora?


Scavando ancora nelle motivazioni, cosa trovo?




    1. Varietà. Non so voi, ma io ho la sensazione che
      Windows sia un sistema “ingabbiato”. L'offerta è
      assolutamente monolitica e l'evoluzione della piattaforma avviene
      con logiche e tempi puramente commerciali. Su Linux posso scegliere
      fra tante distribuzioni, scegliere fra vari ambienti desktop
      (esempio GNOME e KDE e tanti altri nuovi), e – per ogni
      funzione – sicuramente trovo diversi programmi che me la
      eseguono. Il tutto è dispersivo, ma da all'utente la
      sensazione (ed anche la possibilità reale) di personalizzare
      l'ambente di lavoro sulle sue esigenze; e per personalizzare non
      intendo scegliere lo sfondo o i caratteri, dico proprio
      PERSONALIZZARE.


    2. Velocità. E' vero che in azienda non ho problemi ad
      acquistare un software che mi serve, ma è anche vero che si
      tratta comunque di una spesa che devo far autorizzare e di cui sono
      “responsabile”: se il software non fornisce i risultati
      che mi attendevo, i soldi sono buttati. Su Linux cerco, scarico, ed
      in 10 minuti sto provando il nuovo software; se non va, lo
      cancello. Ed il tempo è denaro (in aggiunta a quello
      risparmiato con le licenze).


    3. La community. E' inutile dirlo, per Linux è
      vastissima, pure troppo. Fra newsgroups, FAQ, canali IRC, siti web,
      c'è l'imbarazzo della scelta: basta un po' di pazienza e
      trovo SEMPRE qualcuno che ha avuto il mio stesso problema e l'ha
      risolto. Anche Microsoft ha reso il suo sito sempre più
      completo sul fronte della documentazione, e ci sono molti siti
      paralleli che offrono risposte, ma ancora non c'è paragone.


    4. Nostalgia. E questa che c'entra? Beh, io all'Università
      ho studiato su Unix, ci ho fatto la tesi, e su Linux ho ritrovato
      gli stessi comandi, la stessa filosofia di sistema... nostalgia,
      si.


    5. Libertà e controllo. comunque è un fattore
      importante; su Linux, basta dotarsi di un po' di pazienza, e si
      riesce a capire esattamente COSA succede e PERCHE' nel proprio
      sistema, ed è anche possibile intervenire liberamente. Su
      Windows è .... leggermente .... più difficile. Se si
      usa come una potente macchina da scrivere, questo on è un
      problema, per chi fa qualcosa di un po' più “variegato”
      potrebbe diventarlo. E poi, quello che si riesce a fare con le
      piccole “file utilities” di Linux come sed, grep, wc,
      awk, tail, ecc. è spettacolare!




Alla fine


Non pretendo di dare lezioni, ho solo svolto qualche
considerazione da “utente indipendente”. Certo che se si
proietta questo nell'ottica aziendale di chi deve mantenere un parco
PC le cose cambiano. Ma è un altro discorso, che mi riservo di
riprendere in futuro.

mercoledì, settembre 14, 2005

Ho installato ubuntu

Ubuntu è una distribuzione Linux che sta acquistando una certa popolarità fra gli "aficionados" di questo sistema operativo.

E' basato su Debian, probabilmente la più importante distribuzione libera di Linux, con alcuni raffinamenti per quanto riguarda l'usabilità.

L'ho installato su un portatile Compaq Armada M700, con un processore non certo al "top", ma peraltro ben dotato di RAM e di disco. Per l'installazione ho acquistato un nuovo Hard Disk da 80GB, per poter far convivere Linux, windows ed un altro sistema operativo, senza troppi patemi di spazio.

La gestione del multiboot l'ho lasciata a Grub, che viene installato da Ubuntu.

Tutto piuttosto liscio, anzi, devo dire che fra codici di attivazione, chiamate telefoniche, ecc, l'installazione di Windows mi ha richiesto molto più tempo rispetto a Linux.

L'attenzione della Microsoft per la pirateria è sacrosanta, ma il prezzo che deve pagare l'utente (legittimo) finale comincia a diventare pesante....