Oggi, camminando vicino al Parlamento, ho sentito una signora che parlava in tono acceso, al telefonino, di
rischi operativi.
In effetti si tratta di un argomento probabilmente inflazionato: certo è comunque che il software - ed in particolare il suo utilizzo in azienda - è un fattore di rischio significativo.
Società di consulenza e specialisti vari offrono servizi e metodologie per valutare i rischi connessi al software. Una delle tecniche usate è quella di costruire una statistica degli "incidenti" verificatisi, estrapolando da questa una
probabilità di incidenti futuri.
Nel fare questo lavoro, credo però che non si abbia la sensazione di quanto spesso "cambia" il software che usiamo: basti pensare che ogni giorno aggiorniamo il nostro
antivirus, oppure carichiamo qualche aggiornamento di Windows. Se questa attività può avere poca influenza sul rischio complessivo (e non è detto!) svolta a livello di PC, assume senz'altro diversa importanza quando viene effettuata sui server.
Le nostre statistiche risulteranno quindi sempre riferite ad una configurazione software
vecchia; possono quindi essere considerate significative?
La domanda che mi pongo è:
"è possibile che l'uso di software aperto mi aiuti ad avere un ambiente più stabile ed a controllare meglio l'impatto degli aggiornamenti sul rischio operativo?"
E' un tema che approfondirò, conto di pubblicarne i risultati sul sito.